L'Impero Romano e il Promontorio

 
Con molta probabilità prima del cristianesimo la religione pagana era molto diffusa nel levante ligure, prova ne è anche l’origine dei nomi di alcune località. Segesta Tigulliorum (la Segesta dei Tigullii), l’antico Sestri Levante, tributava onori alla dea omonima, la dea delle messi. Portovenere è nome chiaramente ispirato alla dea. Anche i reperti giunti fino a noi ci dicono qualcosa in merito; nella chiesa di S. Martino di Polanesi a  Recco è conservata un’urna cineraria con epigrafe greca, mentre nella parrocchia di S. Margherita Ligure un'altra urna del III secolo d.C., nella quale sono scolpiti il dio Mitra che uccide il toro, dio del sole che veniva adorato soprattutto dai paesi del Mediterraneo orientale, e gli emblemi di Apollo, ossia cigni che mangiano bacche di alloro. 
Non sempre i reperti archeologici conservati nelle chiese sono indice dell’età dei borghi. Talvolta possono essere stati acquistati in epoca medioevale o successiva e provenire da altri luoghi.  Nel caso dei reperti citati, invece, pare che il primo sia stato trovato da un contadino proprio a Polanesi, mentre il secondo pare anch’esso rinvenuto a S. Margherita Ligure.
L’occupazione romana della Liguria con molta probabilità è avvenuta gradualmente e grazie ad alleanze strategiche.  Le prime intenzioni ostili ed espansionistiche di Roma sono documentate da due trionfi, probabilmente sui Liguri orientali. Il secondo, importante anche se non decisivo, fu riportato da Fabio Massimo. Dopo quegli interventi Roma ritenne esaurito per quel momento l’impegno militare nella regione. Quali che fossero in realtà le intenzioni dei Romani si può solo immaginare, probabilmente gli interventi si prefiggevano di proteggere l’Etruria settentrionale da eventuali scorrerie, cercando inoltre di assicurarsi il controllo dell’alto Tirreno e del Mar Ligure. Certamente con tali azioni si sarebbero poste le basi per l’eventuale espansione anche verso il territorio occupato dai Celti. I primi interventi dei Romani, databili tra il 238 e il 233 a.C., determinarono tra i Liguri il formarsi di due schieramenti contrastanti durante la seconda guerra punica e la seconda fase delle guerre liguri (197-180 a.C). A favore dei Romani solo Genua e pochi altri nomina; ostili e con atteggiamenti favorevoli a Cartagine, legate a questa probabilmente da vincoli commerciali e politici, gran parte delle tribù locali, particolarmente agguerrite quelle di ponente.
Dopo alterne vicende, come la distruzione di  Genua effettuata dai Cartaginesi e la sua ricostruzione ad opera dei Romani,  questi ultimi  riportarono alcune vittorie riuscendo a ripristinare il controllo sulle principali vie di comunicazione, tra il centro Italia e i territori cispadani, che attraversavano la Liguria e debellarono la pirateria effettuata dai Liguri  nei confronti delle navi dirette verso la Spagna.
L’analisi delle fonti sembra far pensare che si possa esser trattato di alcune azioni di polizia effettuate dai  Romani, piuttosto che di una guerra vera; tra l’altro sembrava esistere un vero e proprio esercito ligure di 20.000 unità, ben presto raddoppiate, e un sistema di Castra , realizzati stabilmente, da contrapporre a quelli del nemico; una vera e propria colonizzazione militare importante del territorio.
Le guerre liguri terminarono nel periodo compreso tra il 181 e il 155 a.C. con sistematiche deportazioni coatte della popolazione. Di rilievo quella che trasferì nel Sannio 40.000 maschi adulti (181-180 a.C.).
La fine del conflitto con i Romani (155-154 a.C.) segna l’inizio di una nuova colonizzazione del territorio per scopi prevalentemente agricoli. Si sviluppano quindi piccoli centri collinari (Vici) in aree particolarmente fertili e ricche di sorgenti o corsi d’acqua.
Tra i reperti giunti sino a noi che forniscono informazioni sui centri costieri vi è la Tabula Peutingeriana, una tavola redatta forse per uso militare dove sono riportati i nomi latini e l’ubicazione indicativa dei principali borghi del Tigullio e del suo entroterra, nonché Ricina (l’attuale Recco). Si trattava comunque di piccoli centri dediti ad agricoltura,  commercio, ad attività per i viaggiatori (stazioni di tappa) e ad attività marittime (scali costieri), e non di città.
L’organizzazione romana del territorio prevedeva il Municipium, un grosso insediamento attorno al quale stavano i Pagus, borghi di grandezza media da cui dipendevano centri minori detti Vicus. 
I centri intorno al Promontorio di Portofino non avendo rilevante estensione rientrarono quindi nella categoria dei Vicus.  Di estrema importanza Portofino Portus Delphini che divenne uno dei centri strategici sul mare per la particolare conformazione del suo porto naturale. I Romani a difesa del territorio vi eressero un "castrum" e la "turris" dove fecero stazionare alcune guarnigioni.
S. Margherita Ligure, che a quei tempi probabilmente già esisteva con un nome latino di cui “Pescino” dovrebbe essere la versione italianizzata, non era che un Vicus, mentre Rapallo costituiva un Pagus. Vicus era anche Ricina (Recco) ed è probabile che un borgo esistesse anche dove oggi esiste l’abitato di Camogli. In tale borgo nei pressi del  “Castellaro” infatti sono stati ritrovati i resti di tre capanne preistoriche del XIII e XII secolo a. C., ed alcuni reperti romani del II secolo a.C.  che testimoniano l’antichissima origine della località.
Anche S. Fruttuoso di Capodimonte avrebbe potuto avere importanza in epoca romana, così come l’ebbe per i pirati nel periodo delle incursioni barbaresche, in quanto sul posto esiste una sorgente che sarebbe stata utilizzata per rifornire di acqua le navi onerarie romane.
Portofino come già detto era uno scalo conosciuto in epoca romana. Lo testimoniano i numerosi reperti ceramici raccolti nelle acque dell’area portuale. A testimoniare l’attività intorno al Promontorio di Portofino anche i resti del relitto  di una nave oneraria romana presso Punta Chiappa e di una nave da guerra,  sempre romana, presso S. Michele di Pagana.
I Romani lasciarono comunque segni sul territorio in particolare strade e acquedotti che tutt’oggi continuano a portare gli antichi nomi, come  la via Aurelia. 
La viabilità aveva importanza strategica per i Romani.  Ad esempio è opinione comune di molti studiosi che, almeno dagli inizi del II secolo a. C., esistesse una via di comunicazione tra Luni e Genova (i due porti più importanti della Liguria orientale), utilizzata in caso di maltempo o di guerra per far giungere ordini o dispacci alle guarnigioni presenti nei due centri costieri.  Il fascino delle vie costruite dai Romani permane ancora nei segmenti ormai abbandonati, come il ponte detto d’Annibale a Rapallo, o i numerosi tracciati denominati “via romana” che si ritrovano sia a S. Margherita Ligure che a Camogli.