Il Millequattrocento

 

Gli anni che precedettero il medioevo videro nei paesi rivieraschi il succedersi di diverse dominazioni, soprattutto da parte di famiglie nobili genovesi o locali. Poi gradualmente durante l'ascesa della potenza di Genova tutti i territori della riviera vennero a  far parte della repubblica e le famiglie che dominavano nel levante, come i Fieschi, finirono per andare a costituire la nobiltà cittadina.
A sinistra le torri al centro delle quali si trova la porta principale della Genova medioevale. Fu costruita nel XII secolo e reca iscrizioni che ricordano i periodi di grande potenza della citta. A destra la parte superiore del campanile del Duomo di Genova
Intorno  al 1400 Genova continuava ad essere scossa da una guerra civile tra le diverse fazioni (guelfe e ghibelline),  che si irradiava anche nella riviera. La strada utilizzata per sedare i tumulti era sempre quella di offrire la città a qualche regnante. Nel 1396 era stata offerta in signoria al Re di Francia, ma i francesi erano stati prontamente scacciati dalla città nel settembre 1409, anche se in alcune zone della riviera gli abitanti si erano mantenuti fedeli ai francesi.
Era il caso di Portofino dove gli abitanti, insieme ad un manipolo di fuoriusciti guelfi provenienti dai feudi dei Fieschi di Chiavari e Lavagna, riuniti e mandati là dall'Abate di S. Fruttuoso che in quel periodo era proprio un Fieschi, si erano asserragliati nella chiesa e nella fortezza di S. Giorgio. Il Comune di Genova, che nel frattempo aveva eletto il Marchese del Monferrato capitano e presidente della città a cui era stato chiesto aiuto per sconfiggere il governatore francese, mandò verso il borgo per domarli un potente esercito e una nave con 600 balestrieri. Il risultato era ovviamente scontato: il 28 dicembre a mezzogiorno iniziarono le ostilità, terminate verso sera con la cattura di 60 uomini che furono portati a Genova, mentre le donne e i bambini poterono ritornare alle loro case. A Recco invece venne demolita la casa di un tal Luca Fiesco.
Nell'anno 1413 il Marchese si allontanò da Genova per impedire una sollevazione popolare a Savona, ma in sua mancanza Tomaso di Campofregoso mise fine alla signoria Marchionale. In realtà il Marchese resosi conto che gli sarebbe stato impossibile riconquistare la città con la forza, si accontentò di  una buona uscita di 24.500 genovine, mandando Giorgio Adorno, che lo aveva seguito in quel di Savona, a Genova dove sarebbe stato eletto Doge, ma nel 1415 a furor di popolo Tomaso di Campofregoso prese il suo posto.
Ma Genova continuava ad essere assaltata da eserciti nemici: da terra Filippo Maria Visconti l'aveva presa di mira con due eserciti, mentre dal mare era minacciata da una decina di galere che Alfonso d'Aragona aveva inviato per sostenere l'azione del Duca di Milano. Nel 1421 il Doge Tomaso Campofregoso non avendo altra scelta deliberava di porre la repubblica sotto il governo di Filippo Maria Visconti, con specifiche condizioni  che vennero da questo ben presto disattese.
Il Campofregoso tuttavia, aiutato dai fiorentini e da alcuni Fieschi, mise insieme un armata tentando di liberare Genova. Vedendo ciò  impossibile occupò i paesi costieri, cercando, da buon cittadino della repubblica,  che i soldati facessero meno danno possibile. S'impossessò così di Portofino, Sestri e Moneglia. Nel 1430 considerando Portofino un punto strategico, la repubblica mandò uomini a liberarlo. Il che avvenne nel mese di settembre, dopodiché il borgo fu ascritto alla podesteria di Rapallo.
Era certamente quella una situazione anomala che portava la repubblica a battersi per conto dei Signori di Milano suscitando malcontenti. Accadde che i genovesi riuscirono a battere i Veneziani sul Po nel giugno del 1431, per contro questi ultimi con una nuova armata erano giunti nel Tirreno e si erano uniti ai fiorentini. Nel mese di settembre mossero contro Genova, costringendo un armata navale al comando di Francesco Spinola ad uscire per difendere la città. Le due armate nemiche si scontrarono nelle acque di fronte all'abbazia di S. Fruttuoso. L'armata genovese venne sconfitta e riparò in Portofino da dove gli equipaggi si spostarono verso l'attuale territorio di S. Margherita Ligure.
Non contenti della vittoria i Veneziani anche durante l'anno successivo(1432) si mossero lungo le riviere e, nel mese di settembre arrivarono con  22 galere nel Golfo di Rapallo, assalendo Zoagli, ma anche S. Margherita, Corte e Gave,  tre località di Pescino (l'attuale S. Margherita Ligure). Scesero anche a Bogliasco distruggendo case e campagne.
Nell'anno 1436 finalmente Genova scaccio il governatore del Duca di Milano, il quale tuttavia occupo Sarzana, minacciando La Spezia. Genova chiese aiuto ai Fiorentini ma alla difesa parteciparono anche uomini provenienti dai borghi intorno al Promontorio di Portofino. Le minacce per le popolazioni che abitavano i borghi della riviera erano comunque continue e Capo di Monte (il Promontorio) era un punto strategico.
Nel 1437 erano i catalani a fare atti di pirateria nei confronti della popolazione, cosicchè  il governo della repubblica prese provvedimenti: furono impegnate per l'intercettamento quattro grosse navi e fu stabilito che vi fossero quattro punti di avvistamento nelle riviere che fossero visibili da Genova. Questa era una pratica usata di frequente, quando si profilava una minaccia dal mare. Uno dei punti identificati era proprio Capodimonte, in cui sarebbe dovuto restare un uomo a fare le dovute segnalazioni: fumate di giorno e falò di notte.
Questi avvenimenti rappresentano solo un piccolo spaccato di quanto avveniva nella Riviera. In realtà ben si capisce che da quanto accadeva a Genova dipendevano anche le sorti delle popolazioni rivierasche e di quelle che vivevano lungo il Promontorio. Tra alti a bassi quindi, tra diverse dominazioni ancora milanesi e francesi, interrotte da periodi di libertà e da governi locali si giunse ad un periodo in cui la Liguria fu finalmente riunita sotto il governo della repubblica.

 

La leggenda di San  Prospero

 

San Prospero, Vescovo di Tarragona, era stato costretto alla fuga dagli Arabi. Morì mentre era in viaggio nella Via romana sopra Camogli. Gli abitanti di Recco e di Rapallo se ne disputarono il corpo e per finire la contesa si decise di porre il Santo sul dorso di un asino e di lasciarlo in balia dell'animale, con piena fiducia che l'asino l'avrebbe condotto a chi fosse degno di possederlo. Ma l'asino non andò a Recco né a Rapallo e, scendendo per strade rocciose, si avviò a Camogli, dove il santo ebbe sepoltura e dove continuò ad essere venerato sino ai giorni nostri.
 
 
Da storia di Recco Giacomo Olcese; ristampa 1988