Il coralligeno

 

·         generalità

·         organismi biocostruttori

·         altri organismi tipici del coralligeno

·         organismi biodemolitori

·         formazione del coralligeno

 

Generalità 

 

Il coralligeno, o meglio la biocenosi coralligena, è definita come il concrezionamento prodotto dagli organismi, sia animali, sia vegetali, in grado di produrre calcare (carbonato di calcio), che permettono lo sviluppo di un substrato solido creando così nuove condizioni sia per la fauna sessile (che si fissa al substrato), sia per quella sedentaria o moderatamente vagile che può occupare gli anfratti interni della massa concrezionata.
Il bioconcrezionamento coralligeno, si sviluppa in zone a scarsa illuminazione ed è dovuto essenzialmente agli scheletri di alcune specie di alghe rosse calcaree della famiglia delle Corallinacee (es. Pseudolithophyllum expansum e Lithophyllum incrustans) e delle Peyssonelliacee (Peyssonnelia squamarla, Peyssonneliapolymorpha) che crescono con il tallo aderente al substrato e le fronde sovrapposte le une alle altre. Dopo la morte degli organismi rimangono le lamine calcaree che fossilizzano e danno origine al bioconcrezionamento, il quale può arrivare, nel tempo, a superare il metro di dimensione. Tra i talli fogliosi delle rodoficee si accumulano i frammenti dei numerosi organismi che trovano il loro habitat all'interno del coralligeno. La presenza di alghe coralline è indispensabile per la biocostruzione e per l'insediamento di tutti gli altri organismi che ne costituiranno il popolamento e i costruttori secondari. La partecipazione animale alla costruzione è limitata a circa il 20% e consiste in un apporto secondario poco consolidato, molto eterogeneo dal punto di vista meccanico e sotto la dipendenza  diretta del concrezionamento vegetale. La componete animale costruttrice è rappresentata principalmente da scheletri calcarei di briozoi e da cnidari scleractinari (Leptopsammia pruvoti e Caryophilla smithii e C.inornata) che  producono scheletri sviluppati in altezza estremamente solidi e indispensabili alla costruzione. Alcune spugne insinuanti (Faciospongia cavernosa) infine hanno la capacità di legare il materiale.
Il risultato è una massa con un sottile strato vivente superficiale e un cuore di roccia dura cementata e resistente, ma con numerosi buchi e cavità
La successione naturale degli organismi che contribuiscono alla formazione del coralligeno e sono detti pertanto biocostruttori è contrastata in parte dall'azione dei cosiddetti distruttori: organismi animali in grado di forare o sciogliere il substrato calcareo, detti biodemolitori. Essi sono quantificabili in un 2% in termini di specie, ma il loro contributo non è trascurabile, anzi la loro azione permette lo sviluppo della complessa comunità caratteristica del coralligeno, in quanto genera nuove cavità, superfici di impianto per altre specie di organismi e microhabitat occupati da un elevato numero di organismi criptici. Il bilancio tra l'azione dei costruttori e dei distruttori determina lo stato di accrescimento, regressione o stabilità del coralligeno; l'azione di bioconcrezionamento, assommata all'erosione e alla sua disgregazione,  implica infatti una continua modifica nel tempo e nello spazio del profilo delle pareti, del diametro delle cavità e di conseguenza delle condizioni ecologiche, in primo luogo l'illuminazione.
Quando prevalgono i costruttori, o si ha equilibrio, il risultato è una struttura stratificata e ricca di anfratti che offre ospitalità a numerose specie criptiche e che permette la coesistenza in un piccolo ambito spaziale di organismi appartenenti a più di dieci differenti biocenosi
Nella biocenosi coralligena manca una individualità, ma si sovrappongono elementi che si ritrovano in altre biocenosi costiere non concrezionate come le rocce litorali, il detrito costiero, le grotte semioscure, che trovano nei fondi coralligeni condizioni di vita adatte.
Biocenosi normalmente isolate possono colonizzare totalmente gli ambienti forniti dalla biocenosi coralligena: è il caso della biocenosi delle grotte semioscure a Corallium rubrum, a Parazoanthus axinellae e a madreporari solitari come Leptopsammia pruvoti. In siti adiacenti si riscontrano quindi notevoli differenze nella composizione del popolamento in virtù delle diverse situazioni strutturali, delle inclinazioni e delle  esposizioni che si incontrano. Inoltre la biocenosi coralligena offre riparo alle forme giovanili di molte specie che da adulti occuperanno altre biocenosi svolgendo un ruolo di primaria importanza per il mantenimento dei popolamenti di tutto l'ambiente marino, compreso quello pelagico. Tra le strutture concrezionate del Mar Mediterraneo il coralligeno rappresenta quindi la più importante.
Esso  presenta una eccezionale ricchezza specifica e una estrema varietà di gruppi tassonomici, delle forme biologiche e degli stocks ecologici che meritano maggiore attenzione e considerazione all'interno delle politiche di conservazione della biodiversità e di gestione del patrimonio biologico sottomarino, anche alla luce dell'attrattiva che questo esercita nei confronti del turismo subacqueo. 
Per tutti questi motivi la sopravvivenza del coralligeno in Mediterraneo è messa in pericolo dalle sostanze tossiche liquide, sempre più abbondanti soprattutto nelle zone costiere, dallo sfruttamento per la raccolta di specie economicamente importanti (Litophaga litophaga e Corallium rubrum), dall'attività subacquea sportiva, dalla diminuzione della trasparenza dell'acqua, dovuta alla presenza di particellato sospeso che rende difficoltosa la respirazione degli organismi filtratori, produce danni in caso di agitazione dell'acqua e sedimenta in piccole cavità soffocando gli organismi che le abitano. È inoltre difficile, in caso di forti inquinamenti, comprendere l'azione diretta delle alterazioni chimiche sui componenti del popolamento; casi di mortalità catastrofica osservati negli ultimi anni riguardano solo alcuni elementi della fauna coralligena, tipicamente coralli, gorgonie e spugne. Una delle mortalità di massa più catastrofiche osservate a Portofino risale all'estate del 1999 quando centinaia di organismi, soprattutto gorgonie e spugne, sono morte in pochi giorni. 

 

Organismi biocostruttori

 

In questa immagine puoi vedere due delle specie principalmente responsabili della formazione del coralligeno. Come detto in precedenza, alcune alghe sono in grado di vivere in condizioni di scarsa illuminazione e riescono così a colonizzare substrati rocciosi ad una certa profondità, dove la biocenosi coralligena tende a svilupparsi. Entrambe le specie della foto sono dure al tatto perché hanno il tallo (il corpo) calcificato, cioè ricco di carbonato di calcio; da qui il nome di alghe calcaree. Ma le alghe calcaree non sono le uniche responsabili della sua formazione; come detto alcuni animali, anch'essi con scheletro calcareo contribuiscono alla costruzione del coralligeno. Tra questi vi sono alcune specie di briozoi, tra cui Retepora septentrionalis. Come le alghe, anche i briozoi possono avere aspetto molto vario: alcuni sono incrostanti e aderiscono al substrato formando sottili strati di calcare, altri sono eretti e ramificati e, anche se piuttosto fragili, possono arrivare a raggiungere diversi centimetri in altezza. Sono formati da colonie, cioè gruppi di singoli individui (detti zooidi) interconnessi tra loro, ciascuno dei quali possiede un anello di tentacoli intorno alla bocca. I tentacoli permettono la cattura delle particelle alimentari trasportate dalle correnti.
Alla costruzione del coralligeno contribuiscono anche molti cnidari con scheletro duro come la specie Leptopsammia pruvoti. I singoli individui, infatti, hanno uno scheletro bianco calcareo, detto corallite, secreto da ciascun polipo; gli individui possono essere singoli o fusi insieme Leptopsammia pruvoti raggiunge altissime densità di individui per m2 e spesso, immergendosi lungo i fondali del Promontorio, si possono osservare gli scheletri bianchi di individui caduti nei sedimenti, alla base delle pareti sulle quali si insediano. In questo ambiente si trovano anche vermi policheti, che vivono in piccoli tubi di calcare da loro stessi secreti. Anch'essi svolgono così la funzione di piccoli costruttori del coralligeno.
Tra i responsabili della costruzione del coralligeno vi è anche il corallo rosso, Corallium rubrum, appartenente alla classe degli cnidari. Questo animale ama vivere in zone poco illuminate ed è per questo che si può trovare a grandi profondità, dove la quantità di luce che penetra è decisamente scarsa, oppure non lontano dalla superficie, ma solo in grotte ed anfratti poco illuminati.
Come molti organismi sessili, che vivono cioè fissandosi in modo permanente al substrato, roccioso, anch'esso dipende dalle correnti che trasportano cibo e ossigeno.
Il corallo è un organismo coloniale; ogni colonia è ramificata e costituita da un insieme di polipi interconnessi tra loro, all'interno dello scheletro. Ciascun polipo ha otto tentacoli simili a piccole piume, al centro dei quali si trova la bocca. Grazie ai tentacoli, che sono urticanti, i polipi riescono ad intercettare gli organismi planctonici dei quali si nutrono. Lo scheletro è ricoperto da tessuto vivente, detto cenenchima, di colore rosso.
Sparsi nel cenenchima vi sono polipi più piccoli privi di tentacoli, che hanno la funzione di far circolare l'acqua all'interno della colonia, nonché piccole formazioni calcaree, dette spicole, che servono a irrobustire le colonie.

 

Altri organismi tipici del coralligeno

 

Lungo le falesie del Promontorio di Portofino il coralligeno presenta facies (esuberanza di una o più specie in risposta a particolari condizioni) che assumono importanza significativa; sono note ad esempio le facies a Eunicella cavolinii e Paramuricea clavata, due specie di gorgonie che possono arrivare a ricoprire intere costoni di roccia e sono molto apprezzate dai subacquei che si immergono in queste acque.  
Come il corallo anche le gorgonie sono animali ed appartengono alla classe degli Cnidari. Vivono fissandosi alla roccia e formano grandi ventagli disposti perpendicolarmente alla corrente dominante, in modo da lasciarsi attraversare il più possibile dall'ossigeno e dal plancton che essa trasporta. Anche le gorgonie, infatti, hanno centinaia di piccoli polipi che possono catturare le prede grazie al loro potere urticante. A differenza del corallo rosso, però, le gorgonie sono elastiche perché il loro scheletro è costituito da una sostanza proteica, detta gorgonina, che le rende flessibili. Anche i rami delle gorgonie, come quelli del corallo, sono rivestiti di cenenchima, rinforzato da un'armatura di numerose spicole che talvolta hanno forme bizzare come quelle delle foto di questa pagina. 
Una caratteristica comune a molte gorgonie è quella di essere colonizzate, cioè "abitate" più o meno stabilmente, da altri organismi. Tra questi il mollusco 
Pteria hirundo Neosimmia spelta che, ad esempio, avendo gli stessi colori della gorgonia sulla quale vive, si nasconde tra i suoi rami e allo stesso tempo si ciba dei suoi polipi e tessuti. La quantità di cenenchima che riesce a rimuovere con la sua radula, però, non è mai tale da uccidere la gorgonia; in questo modo il mollusco mantiene viva la sua fonte di cibo. Esistono poi alcuni organismi epibionti, che vivono cioè sopra altri animali o vegetali, che utilizzano i rami e lo scheletro delle gorgonie come supporto per accrescersi. Tra di essi vi sono molluschi bivalvi, vermi e idroidi. Altri animali poi, come piccoli squali chiamati gattucci (Scyliorhinus stellaris e S. canicula), depongono le uova attaccandole ai rami delle gorgonie affinché i piccoli si possano sviluppare in condizioni di corrente e ossigeno ottimali.
Alcuni organismi che crescono sui rami delle gorgonie, possono diventare, a loro volta, fonte di cibo per altri animali: è il  caso di certe colonie di idroidi che spesso costituiscono il nutrimento di molluschi nudibranchi come quelli delle foto di queste pagine. I nudibranchi, piccole lumache di mare senza conchiglia, "utilizzano" i colori sgargianti della loro livrea per mettere in guardia i predatori della loro tossicità; alcuni di essi, infatti, sono in grado di immagazzinare le nematocisti (cellule urticanti) degli idroidi di cui si nutrono, riutilizzandole per difesa. Nonostante i loro colori accesi, alcuni nudibranchi hanno dimensioni talmente ridotte che in mare è quasi impossibile vederli ad occhio nudo e occorrerebbe un microscopio per poterli osservare. Chelidonura africana, ad esempio, proprio a causa delle sue ridottissime dimensioni (qualche mm), che ne rendevano difficile l'individuazione, è stata individuata nei fondali del Promontorio di Portofino solo negli ultimi anni e rappresenta pertanto il primo "record", cioè la prima segnalazione  della sua presenza, in Mar Ligure.
Il coralligeno ospita anche numerosi organismi bentonici vagili, in grado cioè di nuotare, strisciare o arrampicarsi lungo i fondali. Molti di essi trascorrono buona parte del tempo in spaccature ed anfratti nelle roccia ed escono dalle tane di notte per cacciare.
Ci sono poi animali che, invece di nascondersi nelle tane, utilizzano diversi espedienti per mimetizzarsi: alcuni hanno forma e colore simili all'ambiente nel quale vivono, altri si rendono meno visibili ricoprendo il proprio corpo con organismi diversi
Gli scorfani, ad esempio, hanno il corpo ricco di piccole appendici e punteggiato di macchie dai colori molto simili ai massi sui quali trascorrono gran parte della giornata immobili, in attesa delle prede.
La stessa "tecnica" viene utilizzata da alcuni blennidi (le comuni bavose), come Parablennius gattorugine, che al contrario degli scorfani, si mimetizzano per evitare i loro predatori. Lungo i fondali del Promontorio di Portofino, inoltre, si possono incontrare animali come il granchio facchino che si carica sul dorso alghe, ascidie o pezzi di spugna che lui stesso ritaglia con le proprie chele. Una volta sul dorso, il carico viene trattenuto grazie all'impiego dell'ultimo paio di zampe che possono rimanere piegate all'insù. Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che questo granchio, se privato della sua copertura, viene più facilmente attaccato dai polpi che se ne cibano. Anche alcune specie di ricci amano ricoprirsi con frammenti di conchiglie e pezzetti di alghe, probabilmente per confondere i predatori ed evitare così di diventare loro nutrimento. 
   Il coralligeno, grazie alla presenza di numerosi anfratti, ospita inoltre molti pesci e crostacei di grandi dimensioni come cernie, murene, corvine aragoste, magnoselle e astici. Non mancano i piccoli pesci, rappresentati soprattutto da castagnole rosse (Anthias anthias) e re di triglie (Apogon imberbis). Ancora, tra i molluschi, va ricordato il polpo (Octopus vulgaris), animale straordinariamente intelligente che si trova in tutti gli ambienti marini ma che in questi fondali raggiunge dimensioni ragguardevoli. Oltre ad esso si trova anche la polpessa (Octopus macropus), rossastra e di dimensioni minori. Il polpo ha  grandi capacità mimetiche ed è in grado di imitare il colore del fondo marino su cui si trova ma spesso non sfugge ai suoi peggiori predatori: la cernia e la murena. Quest'ultima spesso si accontenta di  qualche tentacolo che distacca al mollusco, dopo averlo azzannato, compiendo veloci giravolte su se stessa. Non è raro infatti incontrare polpi con tentacoli amputati che con il tempo possono poi ricrescere. 

 

Organismi biodemolitori

 

La bioerosione, ovvero la distruzione di substrati duri attraverso processi biologici (scavo, raspamento, corrosione ed abrasione), è svolta da una varietà di organismi, sia micro (alghe, funghi e batteri) sia macroperforatori.
La bioerosione può essere solo esterna o spingersi dentro il substrato e produrre quindi cavità. Quella esterna è generata principalmente dall'attività dei "grazers", organismi erbivori come ricci, molluschi gasteropodi e alcuni pesci che "pascolano" sul substrato rimuovendo così notevoli porzioni di esso. Ma il substrato può essere demolito anche in profondità grazie all'azione di perforatori endolitici (dentro la roccia) come poriferi perforatori, soprattutto clionidi e molluschi bivalvi.
Il risultato dell'azione di questi organismi è che il substrato e lo scheletro di alcuni costruttori viene intaccato ed indebolito dai biodemolitori e può arrivare a staccarsi. Nelle immagini accanto puoi osservare alcuni dei principali biodemolitori che si trovano lungo le falesie del Promontorio di Portofino.
I ricci di mare vivono a contatto del fondo e come detto, sono erbivori. Hanno la bocca rivolta verso il basso e con questa grattano le alghe che crescono sulla roccia. La bocca, infatti, è dotata di una struttura nota come Lanterna di Aristotele, formata da 5 denti appuntiti e affilati, che riescono a spezzettare il cibo più duro per facilitarne la successiva ingestione.
Anche i chitoni, molluschi simili a patelle, con la conchiglia modificata in 8 placche parzialmente sovrapposte, sono un altro gruppo di demolitori. Come i ricci sono erbivori e, analogamente ad essi, determinano una rimozione degli strati superficiali del substrato, mentre grattano le alghe delle quali si nutrono. La bocca, che si trova sul lato ventrale del corpo, è dotata di una serie di denti ricurvi disposti su un nastro chitinoso, detto radula; questa spostata avanti e indietro, raschia il cibo. I denti di alcuni chitoni contengono perfino ferro che li rinforza e li rende ancora più efficaci.
Come detto nel coralligeno sono presenti anche altri organismi che hanno la capacità di insinuarsi lentamente nella roccia, tra gli organismi costruttori e perfino dentro il loro scheletro, scavando gallerie e rimuovendo piccole parti di esso. Alcune specie di spugne, ad esempio, sono in grado di corrodere substrati calcarei formando delle vere e proprie camere, come quella mostrata nell'immagine accanto. Altre specie riescono ad insinuarsi nello scheletro del corallo e delle leptopsammie e possono arrivare a determinarne il distacco dalla parete.
Lungo il Promontorio di Portofino si possono rinvenire anche numerosi individui di un mollusco bivalve, Gastrochaena dubia che, come i datteri di mare, è in grado di scavare vere e proprie gallerie nella roccia calcarea, profonde anche qualche centimetro. Non è difficile individuare la presenza di questo bivalve perché ha una caratteristica molto particolare: è dotato di due sifoni, uno inalante ed uno esalante, rivestiti di un sottile strato calcareo, che utilizza per filtrare le particelle di cibo in sospensione. Così, all'esterno della galleria che scava, appaiono delle strutture piccole e bianche a forma di "8" che ne rivelano la presenza. Talvolta si possono rinvenire individui di G. dubia che condividono lo stesso substrato calcareo con alcune spugne. Sia il mollusco sia la spugna riescono a penetrare per molti centimetri nella roccia indebolendola e rendendola così più suscettibile alla disgregazione meccanica determinata dal moto ondoso.

 

Formazione del coralligeno


Per lo sviluppo del coralligeno sono necessarie condizioni fisiche ben determinate quali luminosità minima, ma pur presente, temperatura bassa e costante, idrodinamismo presente, ma non  eccessivo, limpidezza dell'acqua e sedimentazione scarsa.
La forma e la consistenza dei banchi algali coralligeni dipendono dalle specie maggiormente responsabili della costruzione e dalla crescita differenziale o eterogenea. In alcuni luoghi le alghe crescono più velocemente che in altri, ma così facendo si trovano chiuse e private della luce e dei nutrienti che sono indispensabili alla crescita. Il risultato è una formazione di piccoli canali, cavità e irregolarità tipiche del coralligeno. 
Il coralligeno si sviluppa a profondità diverse a seconda delle zone: nel Promontorio di Portofino si ritrova già a circa 10/20 metri di profondità mentre in alcune zone costiere della Corsica non si incontra prima dei 60 metri di profondità a causa della maggiore luminosità dovuta alla scarsità di sedimenti che crea, tra l'altro, maggiore limpidezza delle acque.  Il coralligeno nella parte più profonda può avere anche migliaia di anni 10-12.000 ed è per questo che questa parte viene anche definita sub fossile.
Questo popolamento più essere visto come formato da una stratificazione di organismi che si sviluppa in senso verticale. Nello strato più basso di roccia sono presenti endoliti ossia microorganismi che vivono nelle rocce e negli interstizi tra una roccia e l'altra. Al di sopra di questo si trova un secondo strato di concrezioni costituite da scheletri calcarei con animali che sopravvivono all'interno di cavità da essi stessi formate. nel terzo strato costituito da   organismi viventi sono presenti alghe, spugne, antozoi e briozoi. Il quarto strato appare intermedio ed in esso sono presenti gli animali del terzo strato con aggiunta di occasionali ascidie. L'ultimo strato è quello più evidente e caratterizzato dalla presenza di imponenti gorgonie, prevalentemente  rosse e gialle, e dagli organismi che si sviluppano su di esse (epibionti). La parte più superficiale del popolamento ospita una ricca fauna bentonica, prevalentemente pesci molluschi e crostacei che trovano protezione e cibo tra le spaccature e gli anfratti.